Un esempio da seguire. Come presentare l’innovazione

Amadieu-Tricot_Apprendre avec le numérique.pngIl volume di cui qui accanto compare la prima pagina di copertina merita attenzione per due ragioni:

  • la prima è l’indubbio interesse degli argomenti sui quali gli autori si soffermano;
  • l’altra è il modo in cui tali argomenti sono presentati.

Cercherò di spiegare perché ho apprezzato in particolare la seconda ragione. In questi ultimi decenni siamo stati sottoposti di continuo a messaggi che si presentavano come forieri di sensazionali novità, che avrebbero cambiato per sempre la realtà dell’educazione, consentendo di superare le tante difficoltà che di continuano gli insegnanti incontrano nel loro lavoro e che impedisco agli allievi di raggiungere i risultati che da loro si attendono. È accaduto, anche nell’educazione, che gli annunci abbiano sostituito la menzione di fatti reali. Il confronto sui problemi dell’educazione è stato sostituito da una comunicazione ossessiva, prontissima nel promettere, ma altrettanto pronta nel coprire di un silenzio pudico, in tempi sempre più rapidi, ciò che in precedenza era stato annunciato. Il ricorso a sapienti strategie di mercato ha indotto una domanda che spesso ha soverchiato altre e più utili proposte, prive però di apparati promozionali altrettanto efficaci. È inutile dire che questo modo di presentare l’innovazione sollecita più l’emotività che la ragione, favorendo l’arroccamento su credenze invece che su argomentazioni. Un approccio corretto richiederebbe, invece, che tutti gli aspetti dell’innovazione fossero tenuti nella medesima considerazione, da quelli che si collegano ad attese iniziali, purché sostenuti da prime evidenze empiriche, a quelli che danno conto degli effetti che hanno seguito l’acquisizione di questa o quella risorsa o l’accettazione di diagnosi e procedure prese a prestito da altri settori, e adattate senza la preventiva acquisizione di adeguati sostegni conosciti alla pratica dell’educazione. In Apprendre avec le numérique sono stati individuati i principali settori in cui si è proposto di introdurre apparecchiature digitali, e per casco di essi sono stati discussi i punti forti e quelli deboli, i vantaggi ma anche i guasti che potrebbero derivare per gli allievi. Gli Autori hanno quindi passato in rassegna le ricerche compiute con riferimento ai singoli settori e hanno tratto dai risultati argomenti di valutazione: che cosa è da considerare una semplice suggestione (mythes) e che cosa può considerarsi alla base di sviluppi positivi (réalités)?

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La valutazione nel tempio di Giano

È questo il titolo che fa da connettore per i contributi che compaiono nel primo fascicolo dell’annata 2018 di Cadmo. Giornale italiano di Pedagogia sperimentale. Qui di seguito si propongono la prima e la quarta pagina di copertina, nella quale è contenuto il sommario. Siamo arrivati a doppiare il quarto di secolo (XXVI annata) con la pubblicazione della rivista: un traguardo non da poco, e quanto mai importante in un quadro di crescenti difficoltà per le pubblicazioni scientifiche. Cadmo in questo lungo periodo ha saputo affermarsi a livello internazionale, come mostrano gli accreditamenti ISI, Scopus, Aeres: ci auguriamo che possa concorrere ancora a lungo ad accrescere la conoscenza sui problemi dell’educazione.

Siamo sicuri che non sia la riscoperta dell’ombrello?

 

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André Tricot, L’innovation pédagogique, Editions Retz, 2017, pp. 160

In tempi in cui tutti parlano di cambiamento, conferendo a questa parola un significato salvifico, è utile disporre di un repertorio nel quale trovare un’esposizione essenziale delle principali proposte che si qualificano come innovative. Per ciascuna proposta l’A. ha indicato in che cosa consista, ma anche quanto possa essere considerata realmente nuova, e quanto, invece, sia una ripresa di temi, argomentazioni, pratiche tutt’altro che nuove nella storia dell’educazione. Non si deve confondere, infatti, ciò che si presenta con elementi di novità esteriore e che nel migliore dei casi dovrebbe essere considerato una forma di modernizzazione, con ciò che modifica il modello interpretativo e operativo delle pratiche dell’educazione formale: i cambiamenti che si esauriscono nella sostituzione di un certo numero di parole ed espressioni o che pongono l’enfasi sull’acquisizione di nuovi apparati strumentali non si può dire che costituiscano delle innovazioni. Spesso ci si trova di fronte a un lessico (per lo più preso in prestito dalla ricerca internazionale senza che neanche sia stato fatto il tentativo di farlo corrispondere a parole ed espressioni della lingua italiana) nel quale la suggestione di novità deriva da effetti d’alone o dall’assunzione di atteggiamenti subalterni nei confronti delle proposte del mercato. Alla fine del percorso che Tricot propone siamo più che mai consapevoli della necessità dell’innovazione, ma anche del fatto che la parola, densa di implicazioni sul piano teorico e su quello operativo, è generalmente usata a sproposito.

La Repubblica e la scuola

Nasce la Repubblica

Nel 1792, in un momento drammatico per la Francia, minacciata da tutte le potenze reazionarie d’Europa, l’Assemblea Nazionale prese due fondamentali decisioni, né l’una né l’altra direttamente collegata al quadro militare che si stava configurando: fu riconosciuto il diritto di tutti all’istruzione e fu stabilito che le collezioni del Louvre fossero aperte al pubblico. Era come dire che la vera forza del Paese non era quella del suo esercito, ma la qualità del profilo culturale dei cittadini.

In questi anni di crisi sembra ormai, in Italia, che il solo problema sia il mercato e il suo apparato tecnico e ideologico. Da troppo tempo non si elaborano obiettivi che si proiettino nei prossimi decenni, che riguardino non le fortune dei privilegiati, ma la qualità della vita dei cittadini, la loro capacità di produrre un pensiero libero. Oggi è la festa della Repubblica: non basta deporre corone per onorare la ricorrenza. Occorre riprendere il percorso virtuoso avviato negli anni della Costituente. C’è un sistema educativo da ricostruire: è questo l’impegno da assumere.

Viva la Repubblica, viva la Scuola!

Il nuovo fascicolo di CADMO (2, 2016)

È stato pubblicato il fascicolo che conclude l’annata 2016 di Cadmo. Giornale italiano di Pedagogia sperimentale. I lettori potranno trovare, insieme ai contributi in italiano, contributi in altre lingue di studiosi stranieri. Cadmo è una rivista indicizzata nei maggiori archivi internazionali, come ISI (Social Sciences Citation Index) e Scopus. Informazioni dettagliate si possono trovare nel sito http://www.francoangeli.it/riviste/sommario.asp?IDRivista=117.

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